Da fenomeno di nicchia limitato a pochi momenti di degustazione oggi il wine tourism è una vera e propria motivazione turistica per molte destinazioni turistiche nel mondo, come attestato anche dal Global Wine Tourism Report 2025[1] che rappresenta una pietra miliare per il settore. Inoltre, come confermano anche i risultati principali dello studio, cresce l'influenza economica significativa del turismo del vino sullo sviluppo territoriale.
Le esperienze locali, autentiche e di nicchia sono al centro delle tendenze attuali del turismo del vino. Le offerte culinarie e le pratiche ecologiche rappresentano attrazioni principali per i visitatori, e così anche le attività legate alla natura e il coinvolgimento digitale - in particolare attraverso i social media - stanno guadagnando importanza.
L'Europa cavalca una tendenza positiva all'aumento dell’enoturismo, mentre il turismo vinicolo estero si sta muovendo nella direzione opposta. Ciò anche grazie alle strategie di innovazione più adottate nell’enoturismo in Europa che includono la condivisione di storie locali autentiche anche in virtù dell'aumento dell'uso dei social media.
Per lo sviluppo di questo prodotto, si affermano come prioritarie le esperienze di abbinamento cibo e vino, insieme alle partnership con imprese locali. I format educativi, culturali e basati sulla natura sono, inoltre, componenti chiave, spesso implementati attraverso workshop, eventi artistici e attività legate alla vigna.
L'innovazione è ampiamente riconosciuta come essenziale e gli operatori concordano sul fatto che gli approcci innovativi offrono un vantaggio competitivo e aiutano ad attrarre nuovi segmenti di visitatori. Il livello di investimento nelle nuove esperienze di enoturismo varia significativamente a seconda della filosofia e dell'approccio strategico di ciascuna cantina.
Le degustazioni di vini, i tour in cantina e i tour in vigneto sono le attività di enoturismo più comunemente proposte, offrendo ai visitatori l'opportunità di connettersi sia con il prodotto che con la natura circostante. Queste esperienze permettono anche al personale della cantina di favorire un rapporto più stretto tra gli ospiti e il vino.
Certamente come ogni prodotto turistico si rilevano anche nel wine tourism delle criticità da parte delle cantine all'implementazione dei servizi turistici in azienda (dalla mancanza di personale alla mancanza di tempo sono di gran lunga le barriere più frequentemente menzionate all'offerta di servizi di enoturismo). Tuttavia, dai risultati dello studio, una cantina su quattro ha già deciso di implementare tali attività, e il 50% sta considerando di farlo in futuro.
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Chi è oggi l’enoturista? Il numero di visitatori è generalmente in aumento in Europa, e la fascia d'età più prominente è tra i 45 e i 65 anni, anche se i visitatori tra i 25 e i 44 anni sono ben rappresentati. Le tendenze chiave includono l'educazione al vino, seguita dalla sostenibilità, esperienze culinarie e un crescente interesse da parte dei viaggiatori più giovani.
Due terzi delle cantine considerano il turismo del vino come redditizio o molto redditizio, mentre circa il 30% riporta rendimenti limitati ma stabili: in media, il turismo dell'vino rappresenta circa il 25% del fatturato totale delle cantine.
Inoltre, attualmente, la sostenibilità è percepita come importante o molto importante da due terzi degli intervistati per il proprio business di enoturismo.
Le pressioni economiche e il calo dei consumi sono le sfide più frequentemente menzionate, indicando un mercato dei consumatori fragile. Inoltre, problemi di accessibilità, barriere normative e politiche di salute pubblica rappresentano ostacoli significativi all'attività turistica. La carenza di manodopera e la trasformazione digitale in corso sottolineano ulteriormente i limiti operativi interni.
Secondo il Rapporto sull’Enoturismo in Italia di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) presentato in occasione di Vinitaly 2025, il 64,5% dei turisti italiani risulta aver scelto almeno un’esperienza a tema ”vino” negli ultimi tre anni.
L'enoturismo in Italia, quindi, vale 3,1 miliardi di euro di fatturato stimato, con 18 milioni di italiani coinvolti nel 2026 (+4,5 milioni rispetto al 2024).[2] A fronte di un generale calo delle esportazioni a livello mondiale dovuti alle ritorsioni per i dazi, la produzione italiana resta stabile a 44,4 milioni di ettolitri (+0,7%) su 681 mila ettari e cresce in Trentino-Alto Adige (+15,2%), Lombardia (+11,7%), Puglia (+9,7%) e Veneto (+6,1%). Il Piemonte mantiene un'alta quota di produzione di vini Dop (85%), dietro solo a Valle d'Aosta (86%) e Trentino-Alto Adige (88%).
L’Italia la destinazione preferita: gradita in prospettiva nell’85% dei casi. Quasi la totalità degli enoturisti, il 98%, dichiara di essere interessata a svolgere nel giro di 2 – 3 anni nuove esperienze legate al vino. L’Italia è di gran lunga la destinazione preferita: gradita in prospettiva nell’85% dei casi, seguita dalla Francia con il 65%.
L’Italia, inoltre, guida l’enoturismo “esperienziale”, e per gli enoturisti statunitensi è il Paese più esplorato in molteplici “settori”: degustazioni di vino, visite in cantina, visite ai vigneti, partecipazione alla vendemmia (Fonte: Associazione Nazionale Città del Vino).
1 Szolnoki, G. (2025), Global Wine Tourism Report 2025. A study by Hochschule Geisenheim University in collaboration with UN Tourism, the International Organisation of Vine and Wine (OIV), the Great Wine Capitals Global Network (GWC) and WineTourism.com. Doi: 10.13140/RG.2.2.23740.50564. Il Report si basa sui dati di un’indagine diretta a 1.310 aziende vinicole in 47 paesi.
2 UniCredit-Nomisma Wine Monitor 2025.